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La SCIA: ecco a cosa serve e come presentarla

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Quando si parla di obiettivi importanti da raggiungere non si può fare a meno di pensare all’acquisto di una casa. Qui in Italia abbiamo la cultura dell’immobile, e anche quando lo acquistiamo come abitazione principale lo vediamo sempre nell’ottica dell’investimento.
Tutti gli sforzi e i sacrifici vengono spesso compiuti proprio per acquistare o fare la casa dei nostri sogni.

 

Quando si acquista una casa gli scenari che si possono presentare sono soprattutto due: la casa è nuova o ristrutturata e pronta per essere abitata; la casa deve essere costruita o necessita di interventi di ristrutturazione.

 

Nel primo caso, una volta ottenuta la proprietà, il proprietario non dovrà far altro che andarci ad abitare; nel secondo caso la situazione è invece molto diversa, soprattutto quando si tratta di costruire di sana pianta.

 

In caso di costruzione o di ristrutturazione è infatti fondamentale avere i titoli abilitativi edilizi, ovvero, quelle pratiche amministrative necessarie per eseguire qualsiasi tipo di intervento su qualsiasi tipo di edificio.

 

Il diritto urbanistico

A regolare l’espansione delle nostre città e ad attuare un’organizzazione ponderata degli spazi è il Diritto urbanistico. Questa disciplina, che si attua attraverso il piano regolatore, fornisce tutte le direttive affinché le nuove costruzione vengano edificate secondo gli standard di sicurezza, tenendo conto delle esigenze di ogni territorio, anche di tipo paesaggistico.

 

Se, infatti, in passato si edificava in modo indiscriminato, oggi la situazione è molto diversa e anche gli aspetti storico-culturali e naturalistici, quando presenti, vengono presi in considerazione.

 

Non viene tralasciata la progettazione di spazi comuni o, ad esempio, l’edilizia popolare.
Insomma, la città viene progettata a misura degli abitanti.

 

Tra gli obiettivi principali del diritto urbanistico vi è anche la lotta all’abusivismo, piaga che purtroppo affligge i nostri territori.

 

L’abusivismo edilizio non solo in moltissimi casi ha deturpato luoghi di interesse comune, ma anche favorito la costruzione di abitazioni in zone inadatte all’edificazione perché particolarmente soggette a dissesto idrogeologico o a rischio sismico (un esempio lampante sono i tantissimi casi di edilizia abusiva nei Campi Flegrei).

 

Gli strumenti che il Diritto urbanistico mette in campo proprio per contrastare l’abusivismo edilizio sono i titoli abilitativi edilizi. In questo articolo vi parleremo nel dettaglio di uno di questi, ovvero, la SCIA.

 

SCIA: cos’è esattamente?

Come già detto, la SCIA, è uno dei 5 titoli abilitativi necessari a poter intervenire su un immobile di qualsiasi tipo. Gli altri quattro titoli sono:

  •         CILA
  •         Super SCIA
  •         PdC
  •         Edilizia libera

SCIA è l’acronimo che sta per Segnalazione Certificata di Inizio Attività ed è necessario per effettuare alcune tipologie di interventi edilizi.

 

La SCIA è stata introdotto nel 2010 in sostituzione della DIA, ovvero, la Denuncia di Inizio Attività.

 

Come per la DIA, anche la SCIA deve essere presentata all’ufficio tecnico comunale del comune di competenza. La differenza più importante tra i due atti sta soprattutto nelle tempistiche che, con l’introduzione della SCIA, si sono notevolmente ridotte. Con la DIA, infatti, era necessario aspettare circa 30 giorni prima di iniziare i lavori, mentre con la SCIA è possibile iniziare non appena la richiesta viene inoltrata. Va comunque precisato che anche se è possibile iniziare i lavori sin da subito, il comune può richiedere modifiche entro 60 giorni dalla presentazione della domanda.

 

A questo documento va allegato anche il progetto redatto da un tecnico, con i relativi elaborati tecnici e conformità dei requisiti in base alle disposizioni di legge, e i bollettini pagati secondo le tariffe applicate dal comune di pertinenza.

 

Quali sono i lavori per cui è necessario presentare la SCIA?

Ma, adesso, vediamo quali sono, all’atto pratico, i lavori per cui è necessario presentare la SCIA.

 

Come è noto, ogni tipo di intervento ha bisogno di una specifica documentazione. La SCIA, in particolare, va presentata per tutti quegli interventi che non possono essere attuati né con il regime di edilizia libera, né con il permesso di costruire (PdC). Si tratta quindi di tutti quei lavori che in generale rientrano nella ristrutturazione, come ad esempio:

  • Ristrutturazione edilizia;
  • Restauro e interventi conservativi;
  • Manutenzione riguardante parti strutturali dell’immobile;
  • Variazioni in corso d’opera di interventi che richiedono i PdC ma che non vanno comunque ad intaccare elementi come parametri urbanistici, volumetrie, destinazione d’uso, categoria edilizia o la sagoma di edifici vincolati, ovvero quegli edifici che presentano un interesse culturale certificato dalla Soprintendenza di competenza.

Un elemento a cui va posta particolare attenzione è che questi tipi di intervento non vadano a modificare la volumetria dell’edificio e, in particolare, non vadano ad aggiungerla; prima di effettuare qualsiasi intervento che aggiunga volumetria all’abitazione, sarà infatti necessario verificare che non vengano superati i limiti previsti dal piano regolatore del proprio comune. In caso contrario si incorre nel reato di abusivismo edilizio. 

 

Le tempistiche: inizio e durata

Abbiamo già accennato alla questione tempistiche. Prima del 2010 era necessario aspettare ben 30 giorni, dal momento della presentazione della domanda, per iniziare con i lavori. Con la SCIA queste tempistiche si sono notevolmente ridotte tanto che è possibile iniziare con i lavori lo stesso giorno in cui viene presentata la domanda, completa di tutta la documentazione, all’ufficio tecnico.

 

Va però precisato che il comune, entro trenta giorni a decorrere dalla presentazione della domanda, può richiedere delle modifiche al progetto; in particolare, nel caso in cui dovessero emergere dichiarazioni false il progetto dovesse risultare incompleto o non rispettare i parametri previsti dalla legge, potrebbero scattare dei provvedimenti come, ad esempio, produrre la documentazione mancante o, nei casi più gravi, sospendere i lavori e rimuovere eventuali elementi non previsti dalla legge.

 

Se, trascorsi i trenta giorni, il comune non dovesse richiedere modifiche, viene applicata la regola del silenzio assenso; ciò significa che è possibile iniziare e proseguire con i lavori senza che il comune possa più intervenire.

 

Per quanto riguarda la durata, la SCIA non presenta una data di scadenza ma, visto che è entrata in sostituzione della DIA, si fa riferimento alle tempistiche indicate per questo atto.

 

Sono quindi previsti tre anni per iniziare e concludere tutti i lavori per cui è richiesta la SCIA.

 

I costi

Ed eccoci giunti al tasto dolente: quanto costa aprire una SCIA?

 

Non vi è una tariffa fissa in quanto il costo complessivo è determinato da diversi fattori tra cui le imposte locali, che cambiano da comune a comune, e la parcella del tecnico che la redige e che produce tutta la documentazione necessaria, anche questa molto variabile. 

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